Conosci il tuo nemico. Grande Reset e Quarta Rivoluzione Industriale.

Il mondo si trova oggi al centro di una guerra globale delle oligarchie dominanti verso la popolazione comune. I “poveracci” –  includendo in questa categoria anche la p.m.i. e gli altri figli di un dio minore del Capitale – che arrancano di fronte ai prodigi della Quarta Rivoluzione Industriale, quella commistione di biotecnologia per l’editing genetico, telecomunicazioni 5G, intelligenza artificiale e altri prodigi scientifico-tecnologici che dovrebbero rivoluzionare il nostro modo di stare al mondo, e  il cui controllo è oggi nelle salde mani di un manipolo di gruppi privati, guidati da “guru” – i Bezos, i Musk, i Gates – idolatrati dai media e da buona parte della stessa popolazione sotto attacco, in particolare i giovani della generazione Z, che, bombardati dalla propaganda finanche a scuola, sognano di ripetere le gesta dei loro eroi in chissà quali campi inesplorati del tecno-capitalismo.

Una caratteristica di questa guerra silenziosa – che con l’avvento del Covid-19 sta vivendo una radicalizzazione – è la propaganda “umanista” pompata all’inverosimile dai padroni del vapore. Al contrario del capitalismo della Prima Rivoluzione Industriale e, in buona parte, della Seconda, cioè quello dominato dalle macchine a vapore prima e dall’elettricità poi – il capitalismo degli ingranaggi, delle catene di montaggio, del petrolio e della produzione di massa, che non faceva nulla per nascondere la sua natura predatoria e sostanzialmente reazionaria – quello della Terza e della Quarta Rivoluzione, ossia il capitalismo odierno a marca tecnologica, globalizzato e sempre più immateriale, mostra il volto buono della preoccupazione per l’ambiente, per le diseguaglianze tra i generi nelle retribuzioni e nelle opportunità lavorative, per la salute pubblica (la cui soluzione è, ça va sans dire, il vaccino per tutti).

Un bel quadretto al WEF, qualche anno fa.

E’ il trionfo del buonismo e del politicamente corretto: le grandi compagnie del nuovo capitalismo amano le minoranze sessuali ed etniche, celebrano le grandi conquiste dei “diritti civili” con apposite pubblicità veicolate al popolino attraverso tv e social media, promuovono a tutto spiano iniziative benefiche verso i “meno fortunati”. Ma, nel contempo, fanno la guerra alla popolazione, supportati appunto dai media complici. E’ una guerra subdola, una forma di ingegneria sociale applicata a grandi masse inconsapevoli, che fanno sempre più fatica a destreggiarsi in questo mondo dominato da una tecnologia che cresce a ritmi esponenziali, i quali, come sostiene il guru del transumanesimo Kurtzweil, sono una novità nell’evoluzione della nostra specie, finora sempre proseguita linearmente.

La guerra delle élite, come detto, si gioca soprattutto sulle parole. Una delle più utilizzate, a ogni livello, è “sostenibile”. Da diversi anni, gli esponenti dell’alta e altissima borghesia si sono convertiti all’ambientalismo: dapprima, nella seconda metà del ‘900, ideologia per disadattati e freak – pur con tutte le ragioni, visto il disastroso inquinamento causato dalla prima fase dell’industrializzazione –  l’ambientalismo si è diffuso a macchia d’olio con l’avanzare del capitalismo tecnologico, realizzando una curiosa dicotomia valoriale.

Un contrasto solo in apparenza incomprensibile: in realtà, l’avvicinamento fintamente buonista del padronato globale alle tematiche della tutela dell’ambiente è coerente con l’idea di stravolgere completamente il sistema produttivo mondiale e, con esso, i fondamenti stessi della nostra società. Attraverso gli attuali stravolgimenti dettati dalla pandemia, il superclan dei possidenti mondiali potrà spingere affinché i governi adottino un Green New Deal (negli USA, mentre alle nostre latitudini si chiamerà solo Green Deal), che affrancherà i sistemi produttivi e, più in generale, la nostra società dall’uso degli idrocarburi, indispensabili per il modello scaturito dalle prime due rivoluzioni industriali, soprattutto in un momento in cui la Cina, primo rivale dello stesso Occidente, è divenuto il primo acquirente mondiale di crude oil, candidandosi così a sovvertire (almeno potenzialmente), il predominio del petro-dollaro negli scambi internazionali.

La spinta verso questo Green Deal verrà data dal Grande Reset, un evento già annunciato a giugno dal World Economic Forum, ossia il maggior centro del capitalismo globale. Dal sito del WEF, effettuando una sintesi tra i vari panel virtuali e gli articoli proposti, si può comprendere come il Grande Reset si basi essenzialmente su pochi punti fermi: una completa digitalizzazione dell’economia e del mercato del lavoro; una sostituzione delle fonti energetiche tradizionali con quelle alternative; una “Quarta Rivoluzione Industriale”, attraverso le nuove reti 5G e 6G; una riduzione globale delle emissioni.

I promotori del Grande Reset sanno che questa transizione provocherà la perdita di milioni di posti di lavoro, così come la chiusura, probabilmente definitiva, delle attività per milioni di piccole e medie imprese. Interi comparti produttivi semplicemente svaniranno. Rimarranno in piedi i grandi gruppi, quelli già preparati da anni per l’apparentemente repentino cambio di rotta preconizzato dal WEF. Nella discussione intorno a questo e altri analoghi argomenti, emergono ulteriori temi, come il reddito universale, che andrebbe almeno in parte ad ovviare proprio al problema di così tante persone che rimangono improvvisamente a casa senza lavoro. Una foglia di fico per nascondere una verità più subdola e inquietante: resi inutili come lavoratori, incapaci quindi di emanciparsi attraverso la propria opera quotidiana, i cittadini del futuro prossimo diventeranno “schiavi” dei sussidi di Stato, modulati in modo da tale da permettere loro di rimanere perlomeno consumatori in un mondo dominato dalle multinazionali anche in quei settori un tempo appannaggio di artigianato, libere professioni e piccola media impresa.

Verranno adottati strumenti virtuali in grado di identificarci come cittadini/consumatori affidabili, come i crediti sociali già  sperimentati con successo in Cina, mentre i giganti di Internet, Google, Apple, Facebook, “veglieranno” su di noi. L’intelligenza artificiale ci sostituirà in molteplici mansioni, aumentando il senso di alienazione e straniamento. Un uomo rimasto senza motivazioni, senza obiettivi, diventato una semplice macchina da consumo supercontrollata, è un uomo morto o, quanto meno, in stato comatoso. Per le élite è la soluzione ideale, per noi come essere umani decisamente no. E’ ora di svegliarci, finalmente. Prima che come cittadini titolari di diritti, come esseri umani dotati di intelligenza e dignità.

 

 

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