La generazione sventurata. Perché Doomer ci rappresenta?

Il sottobosco dei meme, le immaginette strafottenti che si diffondono viralmente su internet, sfruttando perlopiù i codici della cultura popolare, è vasto quanto la rete stessa, e non finisce mai di stupire per la ricchezza e la varietà dei suoi contenuti. Nell’ultima decade si sono create delle vere e proprie comunità di “mematori” che si confrontano quotidianamente sui social e su siti come Reddit e 4chan, sui temi più disparati: di sicuro la politica riveste un ruolo primario, ma in rete si possono trovare meme praticamente su qualsiasi argomento, dai rapporti con l’altro sesso agli eventi televisivi. Quello che ha catturato maggiormente la mia attenzione, di recente, è il fenomeno Doomer, figura chiave di un meme di quattro personaggi inventati dal genio collettivo, e sostanzialmente anonimo, degli utenti dei forum di Internet, che comprende anche Boomer, Zoomer e Bloomer.

I quattro protagonisti principali della serie di meme.

Il primo della lista rappresenta lo stereotipo del 60/70enne che ha vissuto il fiore degli anni nel  periodo d’oro della seconda metà del ‘900 keynesiano e oggi si gode una ricca pensione. I suoi schemi mentali sono ancora tardo-novecenteschi, il che lo allontana empaticamente dai personaggi più giovani della serie, immersi in un clima di spietato darwinismo sociale e di perenne scarsità di risorse, materiali e immateriali.

Zoomer rappresenta la “generazione Z”, i nati tra la fine degli anni ’90 e il 2010 circa. Giocatore accanito di videogiochi come Fortnite e simili, “nativo digitale” che pascola quotidianamente Instagram e TikTok, sostenitore acritico del politicamente corretto, poco conscio dei meccanismi sociali che lo circondano, è il più ingenuo del gruppo, rappresentante di una generazione un po’ facilona e conformista. Bloomer è lo stereotipo dell’individuo ottimista e soddisfatto, grato per qualsiasi cosa, ignaro dei problemi che montano alle sue spalle. In alcuni meme la figura di Bloomer assume toni misticheggianti: illuminato dall’intuizione, cerca il bello in ogni cosa, passa molto tempo all’aperto immerso nella natura, scrollandosi di dosso le negatività. Il Bloomer trova la sua antitesi nel Doomer, sul quale focalizziamo l’attenzione.

Doomer è l’incarnazione del “20-something” – non più ventenne ma non ancora trentenne – che si arrabatta in lavori malpagati e stagionali (lo vediamo spesso dietro al banco del McDonalds, sforzandosi di sorridere agli avventori), ha notevoli difficoltà con le ragazze (esiste una sua controparte femminile, Doomerette, della quale è invaghito), che gli preferiscono il rubacuori Chad, e passa gran parte del suo tempo libero chiuso in camera, ad ascoltare musica (di solito grandi classici del rock alternativo più malinconico) e a riflettere su una vita che, svuotata dei valori tradizionali – la famiglia, lo spirito di comunità, la ricerca di sicurezza sociale ecc. – gli appare inutile e insignificante. La sua età anagrafica, solitamente associata a un giovane adulto, si può estendere nel tempo, andando anche a comprendere in certi casi la generazione dei quarantenni. Doomer è una vittima del tritacarne neoliberista, del nichilismo del capitalismo terminale; la differenza con altri analoghi personaggi da meme, che appaiono sciocchi e patetici nella reiterazione delle loro azioni stereotipate, è data dalla consapevolezza, che mai lo abbandona, di vivere sull’orlo della fine della civiltà.

Esempio di meme su Doomer.

Doomer è un outsider introverso e sensibile, che guarda il mondo con la sigaretta perennemente accesa tra le labbra, vestito di nero da capo a piedi, consapevole di vivere l’eclissi dell’occidente, incapace di trovare né un senso, né una consolazione nelle distrazioni di massa propagandate dal sistema, o nei costumi frivoli e passeggeri dei suoi simili, dipinti spesso come noiosi, vuoti e ripetitivi.

Pur essendo apparso sulla scena da poco tempo, Doomer ha già trovato numerosi “seguaci”, che si rivedono nella sua visione della vita e si radunano su forum come Reddit e 4chan. Esistono doomer di “destra”, che pongono l’accento particolarmente sul vuoto di valori, e di “sinistra”, che condannano il neoliberismo alienante e degradante. Non esiste però una vera e propria parte politica di riferimento, e i confini tra le varie posizioni appaiono sfumati e spesso sovrapponibili. Particolarmente significativo questo commento di un utente, estrapolato da Reddit, in una lunga discussione sul personaggio e la sua visione.

Ma una cosa che mi porta davvero conforto è sapere che sono nato abbastanza presto. Significa che anche se invecchierò, secondo me molto improbabile ma non so, non sperimenterò tutte le catastrofi che verranno. Probabilmente non sarò ancora testimone della fine delle cose. Non il collasso totale del clima né guerre condotte sulle ultime gocce di acqua potabile pulita. Spero di non lottare contro la ribellione né lo stadio finale della dittatura del capitalismo. Probabilmente accadrà tutto alla fine. E sto lottando, provando a fare ancora cose per farmi sentire come se fosse meno peggio e sistemeremo tutto. Ma probabilmente no. E so che condividi almeno questo punto di vista. Non ce la faremo.

Voglio solo condividere con voi tutto quel pensiero, sì, non ce la faremo. Ma molto probabilmente non vedremo cadere tutto. E questo è in qualche modo confortante.

La generazione doomer, o per meglio dire, quella fetta di 20-30-40enni che hanno capito i meccanismi profondi della macchina sociale ed economica, è giunta alla conclusione che il nichilismo del capitale, la sua volontà distruttrice di ogni valore e risorsa, non si calmerà finché non avrà annientato tutto, riducendo l’uomo a un relitto, superando persino sé stesso con l’avvento dell’intelligenza artificiale che stravolgerà definitivamente la vita su questo pianeta. Il capitalismo trascende i confini della dottrina economica e diventa un culto messianico di auto-annientamento che ipnotizza l’uomo contemporaneo, tenendolo incatenato a un destino tragico e ineluttabile.

Doomer è, se vogliamo, l’espressione più genuina e schietta di questa galoppante autodistruzione. Un giovane depresso, solo, incapace di relazionarsi con donne che appaiono sempre più vuote e inclini solo all’autocompiacimento sui social, circondato da mediocri e stupidi. Doomer ha un ruolo catartico: raggiunge l’abisso della disperazione (nei  meme più tetri arriva a suicidarsi), ma indica anche una via. Per uscire dalla spirale autodistruttiva, bisogna intanto comprendere di essere arrivati sull’orlo dell’abisso. E soltanto un personaggio divorato dalla consapevolezza di un fosco destino, che ti sbatte in faccia con crudezza i problemi di un’intera generazione, può stimolare anche nei più duri di comprendonio una possibile risposta. Che può certamente essere la permanenza in uno stato inerte, di autocommiserazione, ma anche la volontà di trovare una via alternativa.

In questo senso, Doomer si “trasforma” talvolta nel Bloomer più illuminato: intuendo che la sofferenza è parte della vita, la si accetta in quanto tale e si va avanti, impostando la propria esistenza su valori positivi, che allontanino dalla spirale che accompagna verso la depressione e l’inerzia. Nato quasi per caso su alcuni forum, il fenomeno Doomer (parimenti ai suoi omologhi di cui abbiamo parlato all’inizio), si sta diffondendo a macchia d’olio perché capace di intuire i significati profondi di un disagio esistenziale sempre più comune in Occidente, che in un mondo dell’informazione e dell’arte colorato delle tinte pastello del politicamente corretto, offre uno spaccato molto più attendibile dello stato reale delle nostre società rispetto alla narrazione mainstream.

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